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Singolo ente – Antifascisti combattenti e volontari della Guerra di Spagna
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Campo di internamento di Vernet

Descrizione: Il campo di Vernet venne inizialmente costruito nel 1918 a due chilometri dalla città di Tolosa per l’addestramento delle truppe coloniali senegalesi. Negli ultimi mesi della I guerra mondiale fu utilizzato come campo di prigionia per soldati austriaci e tedeschi. Fu quindi abbandonato e cadde in rovina fino a che nel 1939 fu deciso di utilizzarlo come campo di internamento per i profughi spagnoli, Fu riaperto il 10 febbraio 1939 per accogliere 9000 anarchici al comando del colonnello Ricardo Sanz appartenenti alla 26ma divisione Durruti l’ultimo reparto dell’esercito repubblicano a combattere i franchisti per rallentarne l’avanzata in Catalogna e permettere l’esodo dei civili, prima di entrare in Francia dal confine di Puigcerdà. Il vecchio campo era composto da venti baracche di 33 metri per 6 di cui sette erano riservati alle truppe e ai servizi e si estendeva su circa cinquanta ettari. L’arrivo massiccio, ben oltre la capienza massima dei fabbricati, degli spagnoli dalla costa mediterranea e da Gurs, il freddo e le precarie condizioni igieniche resero particolarmente difficili le condizioni di vita nel campo nei primi mesi. Inoltre l’alimentazione era scarsa e non comprendeva mai carne, frutta e piatti contenenti zucchero. Durante l’intera giornata venivano serviti una tazza di tè o di caffè, una pagnotta di pane secco da un chilo da dividere tra sei persone e una zuppa molto povera che, però, aveva almeno il vantaggio di essere calda. Tra marzo e settembre morirono di fame o freddo ben 57 internati. La custodia del campo era assicurata dalla Garde Mobile e dalle truppe coloniali senegalesi e malgasce. Alcune organizzazioni umanitarie e i partiti di sinistra provarono ad alleviare, almeno parzialmente, le condizioni degli internati provvedendo a un sostegno materiale (viveri, vestiti e denaro) e morale (invio di libri, giornali e lettere). Alcuni centinaia di spagnoli riuscirono poi a uscire in tempi rapidi dal campo grazie a contratti di lavoro forniti loro da militanti di sinistra. Le condizioni di vita nel campo migliorarono momentaneamente solo nel mese di agosto quando, a seguito della visita del Generale Maurice Gamelin, capo di Stato Maggiore dell’esercito francese, l’alimentazione divenne un po’ più varia e venne costruita un’infermeria. In seguito la situazione ritornò impossibile da sopportare. La fame, la brutalità delle guardie e la minaccia della deportazione in Germania o in Africa del Nord arrivarono a provocare il 26 febbraio 1941 una clamorosa rivolta. Gli internati si rifiutarono di lavorare, di mangiare e neutralizzarono le guardie. Nella repressione della protesta vennero arrestate 102 persone. Alcune di queste furono rinchiuse nelle carceri francesi, altre consegnate a Mussolini e a Hitler, altre ancora si ritrovarono nei campi dell’Africa del Nord. Dopo questo episodio l’organizzazione del campo venne rinnovata. A partire dalla fine della primavera del 1939, il campo iniziò a essere progressivamente svuotato, oltre che con le numerose evasioni, con i contratti di impiego forniti agli internati dai francesi del luogo e con la pratica di inquadrare gli elementi più pericolosi e quelli pregiudicati in vere e proprie compagnie di lavoro, occupate all’esterno del campo nell’agricoltura, nelle fabbriche, nella costruzione di dighe o nelle miniere. Altri internati furono invece arruolati nelle CTE o vennero inviati in altri campi. Alla vigilia dello scoppio della seconda guerra mondiale nel campo non restavano nel campo che circa duecento internati. Da ottobre la situazione mutò radicalmente e il Vernet divenne un campo disciplinare affiancando e poi sostituendo il castello di Collioure. Cominciarono così a giungere treni che trasportavano stranieri “pericolosi per l’ordine pubblico”, “per l’interesse nazionale” ed “estremisti”. Gli internati in questa fase devono sopportare condizioni estremamente difficili, sia sul piano strettamente materiale sia nell’ambito repressivo, che si esercita con particolare brutalità e le punizioni corporali non sono rare. Le infrazioni alla rigida disciplina del campo erano punite con dei soggiorni forzati nel cosiddetto “hipòdromo”, recinto di pochi metri quadrati delimitato con filo spinato e completamente esposto alle intemperie. Il nome nasceva dalle corse in tondo a cui i prigionieri erano costretti a ricorrere nel tentativo di scaldarsi. Altra punizione era il “picadero”, un recinto in cui erano obbligati a stare in piedi con le mani legate dietro la schiena. Durante le punizioni, i prigionieri erano solitamente dileggiati dai gendarmi ed era vietata l’introduzione di cibo, sigarette e coperte. Il campo del Vernet era suddiviso essenzialmente in tre settori separati. Il “quartier A” (composto da otto baracche) raggruppava coloro che erano stati internati per motivi di diritto comune (documenti falsi, assenza di carta d’identità) o che erano stati condannati. Il “quartier B” (formato da diciannove baracche) conteneva invece gli estremisti pericolosi, comunisti o anarchici. Nel “quartier C” (diciotto baracche) si trovavano tutti gli altri, dai sospetti agli ebrei fino agli ex volontari delle Brigate Internazionali. La suddivisione non era tuttavia rigida. Infatti, ad esempio, poteva capitare che alcuni partigiani venissero arrestati per reati comuni e rinchiusi nel primo settore o che degli ebrei arrivassero al campo non per motivi razziali, ma a causa di falsa attestazione di identità (inseriti a loro volta nel “quartier A”). Infine il “quartier T” (costituito da tre baracche) conteneva gli internati in transito. Il campo di Vernet era dedicato esclusivamente agli stranieri e donne e bambini ebrei francesi, internati a due riprese nel 1942 e nel 1944, erano in transito verso altre destinazioni. Al campo troviamo uomini di 58 nazionalità e provenienti da cinque continenti. Visto che gli internati condividevano la fede antifascista il Vernet fu uno dei centri francesi e europei della Resistenza al nazifascismo. Furono internati al Vernet Luigi Longo (conosciuto in Spagna come Gallo), ispettore generale delle Brigate Interanzionali e futuro Segretario del PCI, Giuliano Pajetta, Francesco Fausto Nitti, Felice Platone, Eugenio Reale, futuro sindaco di Napoli, Mario Montagnana e Giorgio Braccialarghe. Tra le altre figure significative a livello internazionale l’ungherese Otto Flatter, responsabile delle Brigate Internazionali che diverrà Primo Ministro, il rumeno Mihail Florescu, futuro ministro, il cecoslovacco Joseph Pavel, ultimo comandante in capo delle Brigate Internazionali, poi anche lui ministro, lo jugoslavo Ljoubomir Ilich, comandante delle Brigate, poi Generale. A partire dall’autunno 1940 il campo cessa di avere carattere politico e diviene un campo destinato agli ebrei la cui presenza diviene massiccia nell’estate del 1942. Dal campo iniziano a partire i treni per Auschwitz fino al maggio del 1944. In totale saranno deportati dal Vernet 1200 persone, parte delle quali riuscì ad evadere prima di giungere al campo di sterminio. Nel giugno del 1944 i tedeschi occuparono il campo organizzandone lo smantellamento. I prigionieri unitamente ad altri provenienti dalle prigioni furono caricati su un treno che partì l’8 luglio per Dachau soprannominato “Treno Fantasma”. Tra i prigionieri c’erano ancora 65 italiani. Durante le otto settimane di viaggio numerosi prigionieri riuscirono ad evadere tra cu Francesco Saverio Nitti. Il campo cessò ogni attività il 24 agosto 1944.Complessivamente vi erano passate 40.000 persone.

Data di fondazione: giugno 1918
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