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Singolo ente – Antifascisti combattenti e volontari della Guerra di Spagna
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GAP di Reggio Emilia

Descrizione: I GAP (Gruppi di Azione Patriottica) sono considerati lo strumento di guerriglia urbana teorizzato dal PCI, nel periodo precedente alla caduta del fascismo. La linea politica del partito si concentra sul tentativo di far fronte al regime prima della rotta dell'esercito dell'8 settembre, a partire dagli scioperi del marzo 1943, quando inizia a dedicarsi a organizzare una sezione destinata al "lavoro militare". Nel caso dell'Emilia Romagna e della provincia di Reggio Emilia, questo fermento coinvolge i piccoli centri che danno un grande contributo alla guerra di Resistenza, proponendo una tipologia di gappismo assai peculiare: quella della partecipazione di massa alla guerra di Liberazione, sviluppata in campo aperto. Il gappismo emiliano-romagnolo si presenta, infatti, come una espansione dalla città  alle campagne, grazie ad azioni di massa che, in molte province, coinvolge i contdini. Per quanto il caso reggiano, l'organizzazione della guerriglia in montagna si sviluppa con ritardo rispetto alle province limitrofe. Il Partito comunista sancisce il passaggio formale dalla semiclandestinità  alla clandestinità  in una riunione organizzata subito dopo l'8 settembre, nella quale si decide la struttura militare che in una riunione successiva agli eventi nazionali è stabilita in un comitato militare del partito composto come segue: inizialmente Alcide Leonardi con funzioni di comando, Gismondo Veroni e Osvaldo Poppi. Nella stessa riunione viene discussa e decisa la formazione dei GAP. Nonostante le intenzioni dei dirigenti, si presentano grosse difficoltà  nel reclutamento degli uomini adatti alla lotta armata: essi infatti pensano - sulla scorta di una ideologia di partito - a un corpo militare essenzialmente operaio ma il gappismo reggiano si caratterizzerà  sempre e fin da subito come eminentemente contadino, data la natura stessa della società  emiliana di provincia. Il comando dei GAP è affidato a Leonardi, mentre Salsi ne diventa il commissario politico. La provincia viene divisa in tre grandi zone ed ogni dirigente si occupa di sviluppare il movimento gappista nella sua zona di assegnamento. Da settembre a dicembre 1943 i gappisti reggiani sono al massimo una ventina circa in tutta la provincia. àˆ solo a gennaio del 1944 che le fila gappiste raggiungono una trentina di effettivi che restano pressoché tali almeno fino a gennaio-marzo 1944. Ma l'attività  gappista comincia velocemente: i gappisti si dimostrano operativi fin da subito: la prima azione di stampo terroristico è del 23 settembre contro il milite Guido Tirelli a Gazzata di San Martino; per quanto in generale i primi colpi sono rivolti contro personaggi di scarso rilievo politico ed attribuibili al primo nucleo organizzato da Veroni. il 16 dicembre viene poi giustiziato il comandante della milizia Giovanni Fagiani a Corte Tegge di Cavriago. A fine dicembre la quiete viene interrotta ancora una volta dai GAP con l'uccisione del segretario comunale Davide Onfiani avvenuta presso la stazione di Bagnolo in Piano, cui fa seguito la nota rappresaglia contro i fratelli Cervi. Questa azione è molto rappresentativa del primo gappismo: non potendo ancora contare su una fitta rete cospirativa vengono individuati personaggi di secondo piano e sostanzialmente indifesi, in quanto lo scopo è quello di colpire psicologicamente il nemico e renderlo insicuro ovunque. La strategia gappista è antitetica rispetto a quella fascista: mentre la rappresaglia contro i Cervi avviene in gran segreto, i gappisti colpiscono gli uomini in modo pubblico e evidente affinché si parli dell'accaduto e si immortali, nell'opinione pubblica, un'immagine forte delle forze gappiste. La fucilazione dei Cervi e le altre rappresaglie fasciste suscitano un'immediata reazione gappista che nei primi giorni di gennaio colpiscono ancora tre volte in centro ed in periferia: Le azioni gappiste continuano sullo stesso schema fino alla fine di febbraio, pur migliorando in efficacia e strategia: si passa a colpire individui noti per la loro adesione al fascismo e per essersi macchiati di delitti specifici. Le case di latitanza sono un elemento fondamentale del gappismo reggiano in quanto rendono possibile l'esistenza stessa di un così forte movimento di pianura che non offre, per ragioni morfologiche, alcuna protezione naturale ai combattenti. I contadini mettono a disposizione di gappisti e sappisti le proprie risorse e per questo risultano essere colore che pagano il prezzo più alto nella lotta per la Resistenza: intere famiglie vengono falcidiate dalle rappresaglie fasciste ma comunque i giovani figli di queste famiglie numerose entrano a far parte della Resistenza, creando un forte vincolo tra fiancheggiatori e coloro che impugnano le armi. Il gappismo reggiano si delinea da subito per la sua forte impronta rurale, dunque, sia per la scelta dei luoghi delle azioni, sia per la sua scelta strategica di dislocare i gappisti dove l'appoggio dei contadini permette di vivere in relativa tranquillità . A fine marzo la 37. Brigata GAP di Reggio Emilia conta circa 50 combattenti suddivisi in due battaglioni, Nella prima decade di aprile il Comitato militare del CLN provinciale diventa il Comando piazza e la brigata GAP passa sotto il suo diretto controllo. In questo modo vengono meglio coordinate le azioni gappiste e la riorganizzazione delle Brigate di montagna. Nella provincia di Reggio Emilia i GAP operano dalle colline al Po su gran parte del territorio, ma la lotta è particolarmente intensa soprattuto nei centri a nord della via Emilia. La guerriglia dei GAP e dei SAP tra novembre e dicembre 1944 si concentra sugli obiettivi indicati dalla direttiva Alexander di metà  ottobre 1944: la lotta in pianura non colpisce i tedeschi e i fascisti solo sul piano militare, ma anche su quello economico. Le azioni sono volte a distruggere il bestiame per ridurre le scorte alimentari. L'organizzazione gappista continua ad operare anche negli ultimi mesi di lotta pur registrando perdite soprattutto nei movimenti fiancheggiatori come le SAP. Nonostante ciò, infatti, la guerriglia in pianura, nel febbraio del 1945, è ancora molto intensa con un significativo aumento dell'attività  operativa: in particolare, per i recuperi, i sabotaggi, gli attacchi alle vie di comunicazione; e, di conseguenza, con un aumento di perdite umane tra gappisti e sappisti. L'azione si inserisce, quindi, in un contesto di allargamento della lotta proiettato al "dopo", cioè all'amministrazione e al controllo di quei territori. Eppure l'organizzazione viene anticipata e travolta dal corso degli eventi: essa non prepara alcun piano insurrezionale, non conoscendo con precisione tempi e modi dell'offensiva alleata decisiva. I comandi operano prevalentemente in montagna per evitare di cadere in mano nemica, e gli unici comandi di pianura realmente operativi sono quelli che fanno capo al Partito comunista. I GAP e i SAP vengono così mobilitati solo il 23 aprile e non riescono ad imprimere una forza sufficiente alla lotta per scatenare l'insurrezione e mettersi a capo degli eventi che concorrono alla Liberazione. Fonte: https://www.academia.edu/12100302/Guerra_in_pianura._I_Gruppi_di_azione_patriottica_Gap_a_Reggio_Emilia

Luogo: Reggio Emilia
Data di fondazione: 9 settembre 1943
Data di soppressione: 1945
Tipologia: Formazione partigiana (seconda guerra mondiale)
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