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Singolo evento | Antifascisti combattenti e volontari della Guerra di Spagna

Funerali di Mario Camici

Data di inizio: 22 Mar 1933
Data di fine: 22 Mar 1933
Periodo storico: Prima del 1936

A seguito del Regio Decreto n.1403 del 5/11/1932 per la «Concessione di amnistia e indulto nella ricorrenza del 1. Decennale» della Rivoluzione fascista, molti prigionieri politici e confinati della zona di Livorno - come gli altri in tutta Italia, si parla di circa 639 detenuti politici su un totale di 1056, assegnati alle prigioni o al confino - rientrano a casa. Numerose e accreditate testimonianze, come gli eventi stessi che seguono a questa liberazione, dimostrano la durissima condizione di prigionia e confino, oltre che il feroce e violento trattamento dei detenuti e dei prigionieri politici da parte dell'OVRA, la polizia fascista addetta alla persecuzione e al "trattamento" di cosiddetti "sovversivi". Sottoposti ad aggressioni continue, quando non a torture, nel corso degli interrogatori, ma soprattutto costretti a sopravvivere in carceri e luoghi di confino senza alcuna cura delle condizioni sanitarie, i prigionieri, anche dopo liberati, continuano spesso e in molti casi a soffrire di forti disturbi fisici, di patologie soprattutto polmonari e di infezioni e malattie del sangue. Questa situazione è quella che si trova ad affrontare il militante comunista Mario Camici, una volta rientrato a Livorno dopo la liberazione dal carcere di Civitavecchia. Minato da un male polmonare, è comunque costretto a lavorare per mantenere la sua famiglia, cosa che lo conduce presto a un peggioramento della malattia contratta nel corso della prigionia. Deve così essere ricoverato in ospedale dove, nonostante le cure e il sostegno di amici e compagni, mobilitati per raccogliere fondi per garantirgli cure specialistiche, continua a peggiorare. Si decide così di trasportarlo a casa del padre in via della Coroncina a Livorno. Dopo aver tentato una ultima trasfusione, la sera verso mezzanotte del 21 marzo 1933 Camici muore fra le braccia della moglie. A seguito di questo triste evento, la popolazione, che nutre forte simpatia per Camici, ma soprattutto i compagni di partito e gli antifascisti livornesi costituiscono un comitato per l'organizzazione dei funerali per evitare che la questura, venuta a conoscenza della morte del comunista, gestisca d'autorità  l'inumazione della salma nell'anonimato. La mattina del 22 marzo tutta Livorno antifascista è a conoscenza della morte di Camici, per questo si stabilisce che il trasporto sia condotto nel tardo pomeriggio per dare la possibilità  a tutti i compagni dei vari stabilimenti di partecipare. La folla e il comitato antifascista cercano di seguire precauzioni perché prima dell'uscita in strada né le forze dell'ordine né la polizia fascista si rendano conto di quello che si va preparando. All'uscita della salma sul carro ricoperto da garofani rossi però, l'evidenza dell'evento che da funerale si va trasformando in manifestazione antifascista è indubbia. Inoltre, giunto in Piazza S. Marco il corteo non si scioglie come da consuetudine, deciso a raggiungere compatto il cimitero. A questo punto, numerosi testimoni sostengono di individuare almeno un centinaio di fascisti armati di manganelli, mazze ferrate, nascosti nei portoni e dietro le cantonate delle strade adiacenti. Alla fine della giornata non si verificano scontri e tutto procede in una tesa calma apparente per alcuni giorni. Nella notte di quattro giorni dopo circa, però, incominciano gli arresti direttamente nelle case. Il carcere di Livorno viene riempito tanto da richiedere l'uso delle questure e il trasporto di molti al carcere di Pisa. Rastrellata la città  e rinchiusa «l’avanguardia del proletariato livornese», i fascisti scatenano la rabbia di non riuscire a ottenere informazioni dai prigionieri contro la cittadinanza inerme. Seguono giorni di terrore, molti feriti gravi inviati all'ospedale e poi di nuovo in carcere. Gli agenti dell'OVRA iniziano infatti subito con gli interrogatori per scoprire i nomi degli organizzatori del funerale-manifestazione e inviarli al Tribunale Speciale. Questa la sorte di alcuni comunisti livornesi poi rimasti noti per la loro partecipazione alle guerre antifasciste d'Europa (in Spagna e nella Resistenza francese e italiana) come Scotto Arturo Silvano. Dopo circa due mesi, l'OVRA è costretta a scarcerare tutti per non avere trovato il filo dell'organizzazione. Tutti meno Lenzi Oreste, Pedini Venturino che il giorno del corteo era a letto ammalato per un attacco di nefrite, e l'anarchico Malacarne Nello, reduce dall'Isola di Lipari: ai primi due è riservato il confino, al terzo l'ammonizione. A Mario Camici la città  di Livorno intitola il gozzo del rione Ovosodo. Si veda la testimonianza di Nocchi Alcide (16 marzo 1959) su: http://www.senzasoste.it/anniversari/livorno-22-marzo-1933-il-funerale-antifascista-di-mario-camici ; e Le loro prigioni : antifascisti nel carcere di Fossano / ricerca dell'ANPPIA di Cuneo ; saggio introduttivo di Livio Berardo. - Torino : Edizioni Gruppo Abele, \1994?!. - III, 605 p. : ill. ; 24 cm. - (Contemporanea). - In testa al front.: Associazione nazionale perseguitati politici italiani antifascisti; Provincia di Cuneo; Istituto storico della Resistenza.. - [BNI] 95-8733


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