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Singolo ente | Antifascisti combattenti e volontari della Guerra di Spagna

Repubblica partigiana dell'Ossola

Descrizione: L’Ossola è un’ampia valle compresa nell'attuale provincia del Verbano-Cusio-Ossola (fino al 1992 provincia di Novara) e corrisponde al bacino del fiume Toce. La Resistenza in Ossola inizia dopo l'8 settembre 1943, con la nascita dei primi gruppi di patrioti e antifascisti, fra questi personaggi anche assi diversi fra loro come Ettore Tibaldi, primario ospedaliero, e Silvestro Curotti, artigliere alpino sbandato dopo l'armistizio. Infatti, già da fine di ottobre 1943, alla Pianasca, alpeggio sopra Villadossola, si ritrovano militari sbandati e vecchi antifascisti, che vi raccolgono le armi reperite fortunosamente nella fase iniziale della resistenza ossolana in zona. Da questi nuclei si sviluppano poi le prime formazioni partigiane e tra queste la "Valdossola", la "Valtoce", la "Piave", la "Beltrami" e le "Garibaldi". L'8 novembre 1943 scoppia l'insurrezione di Villadossola, cittadina industriale all'imbocco della Valle Antrona, duramente soffocata dai nazifascisti e con diverse vittime, fra morti in combattimento, civili colpiti dal bombardamento aereo e fucilati. Il 13 febbraio 1944 si combatte la battaglia di Megolo in cui cade con molti suoi partigiani il capitano Filippo Maria Beltrami, uno degli iniziatori della lotta nell'alto novarese. Nel giugno del 1944, contro le sempre più attive formazioni partigiane, viene lanciato un imponente rastrellamento, che interessa la Val Grande. Dopo il colpo subito, la Resistenza ossolana riprende a contrastare l'avversario arrivando, il 9 settembre 1944, a liberare anche Domodossola, centro principale della zona libera poi denominata Repubblica partigiana dell'Ossola. Nata ufficialmente il 10 di settembre è la più nota delle repubbliche partigiane per due ragioni principai: in primo luogo la contiguità con la Svizzera, che permette ai corrispondenti della stampa internazionale di seguire la straordinaria esperienza di un governo che, pur essendo insediato nell’Italia fascista e occupata dai tedeschi, si dimostra espressione di una nuova, qualificata classe dirigente che agisce con intenti profondamente democratici. In secondo luogo, in Val d’Ossola si trova riunita una straordinaria concentrazione di personalità politiche e culturali di grandissimo rilievo come Umberto Terracini, Giancarlo Pajetta, Concetto Marchesi, Gianfranco Contini, Mario Bonfantini, Carlo Calcaterra, Franco Fortini, Aldo Aniasi, Andrea Cascella... L’apporto di queste personalità imprime alla repubblica un respiro più vasto, che supera le necessità contingenti grazie alla costituzione di una Giunta Provvisoria di Governo composta da civili. Già alla fine di settembre i nazifascisti hanno riconquistato Gravellona Toce e Cannobio, con l’appoggio dei 400 soldati lasciati liberi a Domodossola. Nella zona vengono ammassati circa 13.000 uomini dotati di artiglierie e mezzi blindati, che il 10 ottobre scatenano l’offensiva. I partigiani sono poco e male armati; malgrado ciò la resistenza è accanita, le unità partigiane partono al contrattacco il 19 sulla strada che porta alla Val Formazza, e cedono solo dopo l’offensiva risolutiva del 21 ottobre. I bambini sono già stati evacuati in Svizzera. Vi cercano scampo anche migliaia di ossolani e anche la maggioranza delle forze partigiane e la Giunta. La 2. Divisione Garibaldi e la Beltrami riescono ad arretrare nelle valli laterali e a mettersi in salvo per organizzare la ripresa partigiana già a partire dal mese successivo. Ma l’esperienza della libera repubblica dell’Ossola si è conclusa. Circa 4.000 partigiani sono costretti a riparare in territorio svizzero, dove vengono ospitati con umanità, ma non tutti: i 600 garibaldini sono sottoposti a una sorveglianza speciale, in un campo di concentramento presso lo Schwarz See, nel cantone di Friburgo. Sono alloggiati in baracche di legno circondate da filo spinato, con vitto scarso e trattati praticamente come pericolosi delinquenti. Molti dei garibaldini hanno l’esperienza delle carceri o del confino ed organizzano subito la vita collettiva con le ore di studio e le riunioni politiche e culturali. Vi sono professori, giornalisti, intellettuali, si svolgono corsi di storia del Risorgimento, di lingue straniere, di storia del movimento operaio, di economia politica, di materialismo storico e così via. Successivamente prosegue la lotta armata da parte delle formazioni partigiane rimaste in zona o rientrate dalla Svizzera. La definitiva liberazione dell'Ossola, nel corso della quale viene anche salvato da sicura distruzione il tunnel del Sempione, ha luogo il 24 aprile del 1945, con il ritiro verso sud dei reparti tedeschi e della RSI. L’esperienza della repubblica e quella della vita nei campi di prigionia avrà un seguito dopo la guerra, con la creazione dei Convitti scuola della Rinascita. Fonti: http://www.repubblicadellossola.it/repubblica_ossola/; http://www.1944-repubblichepartigiane.info/repubblica-val-dossola

Luogo: Val d\'Ossola
Data fondazione (precisa): 10-09-1944
Data soppressione (precisa): 21-10-1944
Tipologia: Amministrazione provinciale
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