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Singolo ente | Antifascisti combattenti e volontari della Guerra di Spagna

Democrazia Cristiana (DC)

Descrizione: Dopo il forzato scioglimento da parte del fascismo il 5 novembre del 1926, i maggiori esponenti del Partito Popolare Italiano, costretti all'esilio o a ritirarsi dalla vita politica e sociale, mantengono comunque una rete di rapporti grazie al lavoro di collegamento di don Luigi Sturzo dal suo esilio londinese. L'indicazione delle gerarchie ecclesiastiche di concentrare i ristretti spazi concessi dal regime fascista nell'opera educativa e nell'asilo concesso ai leader del partito, consentono inoltre a formazioni sociali come l'Azione Cattolica e la Federazione Universitaria Cattolica Italiana di sopravvivere e di operare anche sotto il regime. Tra il 1942 e il 1943, attorno ad ex dirigenti del Partito popolare (A. De Gasperi, A. Piccioni, G. Spataro, M. Scelba, P. Campilli ecc.) e a giovani cattolici (G. La Pira, G. Dossetti, A. Moro, A. Fanfani, G. Andreotti ecc.) nasce la Democrazia Cristiana - che aderisce al CLN e partecipa alla lotta di liberazione antifascista - che propugna nel suo programma la democrazia parlamentare e l’autonomia degli enti locali, mentre difende i valori e il ruolo della famiglia e rivendica la libertà dell’insegnamento privato; sul piano sociale si impegna a limitare l’accentramento della ricchezza capitalistica, a sostenere i piccoli produttori (artigiani, coltivatori ecc.), e a garantire i diritti fondamentali dei lavoratori dell’industria e del commercio. Essa partecipa con propri ministri ai governi Badoglio, Bonomi e Parri, finché nel dicembre 1945 è varato il primo gabinetto De Gasperi. Il leader della DC avrebbe guidato otto governi consecutivi fino all'agosto 1953. Tendenzialmente repubblicana (primo congresso, aprile 1946), la DC ottiene per l’Assemblea costituente il 35,2% dei voti e la maggioranza relativa (giugno 1946), mentre problemi interni, riguardanti le scelte della ricostruzione, e internazionali spingono De Gasperi a liquidare (maggio 1947) la formula di governo che ha guidato i primi passi del dopoguerra, fondata sull'alleanza con socialisti e comunisti, e a inaugurare l’epoca del centrismo (1947-59), nella quale la DC avrebbe governato con i partiti laici minori (PRI, PLI, PSDI). Nell'aprile 1948 la DC ottiene il 48,5% dei suffragi e la maggioranza assoluta dei seggi. Sul finire degli anni Quaranta si forma, attorno alla rivista Cronache sociali diretta da G. Dossetti, una corrente interna «di sinistra», critica della politica degasperiana, che nel terzo congresso (1949) rappresenta circa un terzo dei consensi e confluisce (dopo il ritiro di Dossetti nel 1951) nella corrente di Iniziativa democratica guidata da Fanfani, P.E. Taviani e M. Rumor. La seconda legislatura (1953-58) è dunque caratterizzata dalla prevalenza di Iniziativa democratica; questa prevalenza viene sancita dal quinto congresso del partito (giugno 1954) che elegge Fanfani segretario. Il risultato delle elezioni del 1958 segna un recupero della DC (42,3%), con la formazione di un governo DC-PSDI (giugno 1958), primo passo verso una più decisa apertura al PSI. I nuovi equilibri interni portano alla segreteria di Aldo Moro (marzo 1959), convinto dell’esaurimento della politica centrista ma contrario a governare con l'appoggio delle destre, in particolare dell'MSI. L’opposizione nel Paese e nella stessa DC portano alla rimozione di Tambroni e la legislatura venne conclusa da due governi Fanfani (luglio 1960-giugno 1963), monocolori democristiani sorretti da PSDI, PRI, e PLI il primo e da PSDI e PRI il secondo, entrambi con l’astensione socialista. Il varo del centrosinistra viene preparato nell'ottavo congresso (gennaio 1962), nel quale una mozione Moro-Fanfani ottiene l’80% dei voti, ma il risultato delle elezioni del 1963 (38,3%) rinfocola le opposizioni interne al programma di apertura costringendo nuovamente Fanfani alle dimissioni dalla presidenza del Consiglio. Nel dicembre 1963, Moro riesce a formare il primo governo organico di centrosinistra con Nenni vicepresidente e ministri della DC, del PSI, del PSDI e del PRI. Le elezioni del 1968 segnano uno scacco per il centrosinistra. L’instabilità politica (6 governi nel periodo 1968-72 e chiusura anticipata della legislatura) viene inoltre accentuata dall'inasprimento del clima sociale e politico. Con la segreteria Zaccagnini riprende vigore la linea di Moro, descritta come «strategia dell’attenzione» verso il PCI, allora in netta crescita, confermata dal tredicesimo congresso (1976). Nelle elezioni politiche anticipate del 1976 la DC ottiene il 38,8%, ma il dato elettorale più significativo fu il 34,4% del PCI, risultato che impone un’accelerazione del confronto fra i due maggiori partiti italiani. Si hanno così i due governi monocolore Andreotti (luglio 1976-marzo 1979) detti di «solidarietà nazionale». Nei mesi successivi, proseguono gli incontri al vertice (anche tra Moro e il leader del PCI E. Berlinguer) per accelerare i tempi di un allargamento della maggioranza ai partiti laici e al PCI. Ma proprio il giorno della presentazione alle Camere del secondo governo Andreotti di «solidarietà nazionale», Moro viene rapito dalle Brigate rosse (16 marzo 1978). In Parlamento il governo ha il voto favorevole di PCI, PSI, PSDI, PRI e Democrazia nazionale. Si apre intanto la fase dei «55 giorni» in cui, all'ansia per le sorti di Moro e il possibile precipitare della situazione, si affiancava un serrato confronto politico sulla strategia da attuarsi riguardo al sequestro. Assieme ai comunisti, la DC sposa la linea detta «della fermezza», escludendo ogni trattativa con le BR, le quali il 9 maggio fanno ritrovare il cadavere di Moro a poca distanza dalle sedi di PCI e DC. L’esperienza della «solidarietà nazionale» prosegue ancora per più di un anno, ma di fatto è chiusa da questo esito. Con la crisi del secondo governo di «solidarietà nazionale», dovuta al ritiro del PCI dalla maggioranza, si chiude il periodo dell’attenzione verso il PCI. Ne segue un governo Cossiga (DC, PSDI, PLI, con l’astensione di PSI e PRI), mentre il quattordicesimo congresso della DC (1980) approva a maggioranza una risoluzione (il «preambolo») che dichiara impossibile una collaborazione di governo con il PCI; Piccoli è eletto segretario. All'inizio degli anni Ottanta la DC cede la presidenza del Consiglio con i governi Spadolini (giugno 1981-dicembre 1982), che inaugurano la formula del «pentapartito» (DC, PSI, PSDI, PRI, PLI), e il congresso del 1982 elegge segretario C. De Mita, esponente della sinistra. Nelle elezioni anticipate del 1983 la DC arretra vistosamente mentre emerge il PSI diretto da B. Craxi, cui la DC lascia la guida del governo (gabinetti Craxi, agosto 1983-aprile 1987). Nel maggio 1989 entra in crisi il governo e nel luglio la presidenza del Consiglio è affidata ad Andreotti; durante i due governi Andreotti il PRI passa all’opposizione ed emergono nuovi fermenti anche nel mondo politico tradizionalmente legato alla DC. Le elezioni politiche anticipate del 1992 portano la DC al 29,7% e la guida del governo passava al socialista G. Amato. Alle prese con una ormai evidente crisi dell’intero assetto politico, dovuta alla stagione di «tangentopoli», nell’ottobre 1992 la DC affida la segreteria a M. Martinazzoli. Il partito ha un vero e proprio crollo nelle elezioni amministrative del 1993, e nel 1994 si scioglie, dividendosi in tre tronconi principali: il Partito popolare italiano (PPI), guidato dallo stesso Martinazzoli e di impostazione centrista, il Centro cristiano democratico (CCD) di P.F. Casini e C. Mastella, interno al centrodestra, e i Cristiano-sociali di P. Carniti ed E. Corrieri, schierati a sinistra. Fonte: http://www.treccani.it/enciclopedia/democrazia-cristiana_(Dizionario-di-Storia)/

Luogo: Italia
Data fondazione (precisa): 19-03-1943
Data soppressione (precisa): 29-01-1994
Tipologia: Partito politico
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