Palladino Giovanni Domenico di Luigi e Porello Angela, nato il 22 ottobre del 1872 a Castagnito (Cuneo) in località San Quirico. Tecnico – meccanico, anarchico. cresce in una famiglia di agricoltori: il padre è infatti il mezzadro del parroco di Castagnito. Stando ad alcune segnalazioni poliziesche emigra a Torino prima della fine del secolo ma sarebbe successivamente ritornato a Castagnito nel corso del 1901. Il 1º aprile del 1905 si sposa a Guarene (Cuneo) con Margherita Merlo, un’insegnante elementare di cui sarebbe rimane ben presto vedovo. Rimasto solo, torna ad emigrare a Torino ma nel corso del 1908 decide di espatriare in Francia (modalità e località di residenza non note). Circa dieci anni dopo rientra in Italia e ritorna ancora una volta a Torino, dove il 17 dicembre del 1919 si risposa in seconde nozze con Luigia Trenta. Espatriato ancora in Francia (circostanze, data e destinazione non note), non sappiamo se solo o con la consorte, negli anni ‘30 decide di trasferirsi in Belgio, dov’è attiva una robusta e solidale comunità di rifugiati a vario titolo anarchici. Vine accusato di essere implicato nell’attentato contro il Re di Iugoslavia e del Ministro degli Esteri Francese, avvenuto nell’aprile 1935 a Marsiglia. Intorno al 1935, ormai ultrasessantenne, lo ritroviamo a Barcellona (Catalogna). Nei mesi precedenti il colpo di stato dei militari (luglio 1936) e l’inizio della guerra civile, risulta attivo nel Comitat Antifeixista di Barcellona ed iscritto la PSUC (Partito Socialista Unificato della Catalogna). Attentamente sorvegliato dagli informatori annidati nella sede del Regio Consolato d’Italia nella capitale catalana, per mere questioni anagrafiche, non risulta un combattente armato vero e proprio, ma si occupa di risolvere un gran numero di problemi, contribuendo in vari modi alla causa della Repubblica in lotta contro l’aggressione del fascismo interno ed internazionale, contribuendo alla costituzione delle Brigate Internazionali. Opera anche come delegato alla Delegazione delle Brigate Internazionali a Valencia, dove a seguito della repressione contro gli anarchici seguita ai moti di Barcellona del maggio 1937, Palladino è arrestato come elemento provocatore e rimane in carcere per 7 mesi. Insieme a lui viene imprigionata anche la moglie. Di questo arresto lui non si dà pace, e si batte in quei mesi per cercare di denunciare i responsabili di quell’assurda detenzione. Nonostante le tante lettere inviate ai comandi delle Brigate Internazionali. non riceve ascolto. Al contrario, la situazione sembra aver ulteriormente alimentato il risentimento dell’apparato stalinista. Liberato, senza che si sia mai formalizzata una accusa contro di lui, si stabilisce a Barcellona con la moglie con l’aiuto della LIDU e chiede al PSUC di promuovere un’inchiesta sulle cause del suo arresto e la punizione degli eventuali responsabili. II PSUC, dopo molte tergiversazioni, si rifiuta, e Palladino, indignato, si dimette e si iscrive al Partito Socialista, occupandosi da quel momento di attività culturali. Al crollo del fronte catalano esce dalla Spagna, all’inizio del 1939, nei giorni della “retirada” e il 31 marzo dello stesso anno è segnalato in Belgio, a Bruxelles, dove aveva ritrovato momentaneo rifugio. Sopravvissuto alla seconda guerra mondiale ed all’occupazione nazista, l’ormai ultrasettantenne antifascista ritorna in Italia dopo la Liberazione. E’ deceduto ad Alba (Cuneo) il 22 maggio del 1959.
Annotazioni: Profilo basato sulla Biografia inedita di Gianpaolo Giordana aggiornata a giugno 2017, realizzata sulle seguenti fonti consultate: Archivio INSMLI – Milano (busta 42, fascicolo 136), Archivio del Comune di Castagnito (CN), Archivio Centrale dello Stato – Roma (Casellario Politico Centrale, Busta 3672).
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