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Singolo evento | Antifascisti combattenti e volontari della Guerra di Spagna

Attentato al Re Vittorio Emanuele III

Data di inizio: 12 Apr 1928
Data di fine: 12 Apr 1928
Periodo storico: Prima del 1936

Milano, piazza Giulio Cesare, è il 12 aprile del 1928 e la città  si prepara all'apertura della nona Fiera Campionaria, dedicata al decennale della vittoria nella Prima Guerra mondiale, alla presenza delle autorità  e, come di consueto in occasioni simili, del Re Vittorio Emanuele III. Le cronache e le testimonianze dell'epoca raccontano di una grande agitazione e di forti tensioni tra le autorità  di polizia - carabinieri, soprattutto - e soggetti schedati come sovversivi, ex detenuti per motivi politici o solo sospettati, insomma persone invise alle istituzioni fasciste per la loro presunta o effettiva attività  antifascista. Nei giorni precedenti l'esposizione, infatti, si sono verificati degli arresti preventivi a Milano e dintorni. La mattina del 12 aprile, intorno alle 9.50 circa, nonostante l'esteso impiego di controlli e strategie per la sicurezza, davanti alla macchina del re, che in quel momento sta sfilando nella piazza all'altezza del numero civico 18, esplode un ordigno dinamitardo. Piazzata, pare, nel basamento di un lampione dell'illuminazione pubblica, la bomba colpisce e uccide sul colpo quattordici persone, ne ferisce all'incirca altre quaranta, raggiungendo il totale di venti vittime nei giorni successivi all'attentato - 5 sono bambini. A seguito di tale episodio, dal quale pure il re esce indenne, si scatena una pesante manovra repressiva nella città  di Milano alla ricerca dei responsabili, anche perché inizia a insinuarsi il dubbio che l'attentato non fosse diretto esclusivamente al re ma al dispiegamento della sicurezza fascista (in particolare le Milizie) e, quindi, a un'azione dimostrativa che causasse il maggior numero di vittime possibile tra i fascisti. I funerali delle vittime, intanto, si tengono domenica 15 aprile con una maestosa cerimonia nel duomo di Milano dal quale il corteo funebre si snoda fino al Famedio del Cimitero Monumentale. Particolare commozione suscita la vicenda della famiglia Ravera della quale rimangono uccisi nell'attentato i due figli Gian Luigi di 5 anni e la sorellina Rosina di 8 anni: alla madre lo scultore Adolfo Wildt dedica nel 1929 il celebre busto Madre Ravera e realizza per la famiglia il Monumento Ravera presso il Monumentale di Milano. Vengono così immediatamente sottoposti ad arresto circa 560 militanti antifascisti e gli interrogatori sono tenuti in gran parte da membri delle milizie fasciste - al comando del segretario del fascio di Milano, Giampaoli - piuttosto che da funzionari di polizia, con l'intenzione di ottenere confessioni circa il coinvolgimento del PCd'I nell'attentato al re. Tra gli altri viene arrestato Tranquilli Romolo, condannato a 12 anni di carcere ma che morirà  nel penitenziario di Procida il 23 ottobre 1932 a seguito delle sevizie subite dopo l'arresto. Dopo diversi giorni dall'episodio, decine di arresti e interrogatori e violenze contro gli accusati, il capo della polizia avrebbe ordinato più volte di fermare le indagini che si rivelano inconcludenti. Così, tra gli arrestati molti vengono deferiti al Tribunale Speciale, tra gli altri Vacchieri, Lodovichetti, Testa, Sarti, Oggiari, Saccenti, Spini, Milanesi, Porro e Radaelli: tutti condannati per appartenenza al PCd'I a pene variabili tra i 12 e i 2 anni di reclusione. Successivamente testimoni tra questi arrestati sopravvissuti (si vedano le memorie di Saccenti Dino), ricostruiscono la vicenda come un appuntamento creato e voluto da tale «Novelli» Quaglia, elemento provocatore della polizia, infiltrato tra i comunisti di Milano, anche per via della successiva chiusura dell'inchiesta in un nulla di fatto, con il proscioglimento degli altri comunisti implicati contro i quali però non sussiste la minima traccia di prove.


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